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Festeggiare “Save the children" sperando non sia più necessario salvare bambini

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14 maggio 2019

“È impossibile stare a guardare mentre i bambini muoiono di fame e non fare nessuno sforzo per salvarli”.

È cominciato tutto così, dall’iniziativa di una donna coraggiosa, generosa e intraprendente, Eglantyne Jebb, che, davanti alla devastazione prodotta dalla prima guerra mondiale e all’immobilismo politico e istituzionale, decide di lottare per salvare i bambini: Save the children, appunto.

Accadde nel maggio 1919 e bene ha fatto l’organizzazione non governativa, attiva in ogni angolo del mondo, a riproporre oggi, cento anni dopo, quella storia bellissima di donne e uomini, uniti per la salvezza dei figli di tutti, a cominciare da quelli dei nemici.

Gli assistenti sociali misurano ogni giorno quanto sia grande il bisogno di bambine, bambini, adolescenti, anche in Italia. Molte, troppe violazioni dei loro diritti avvengono nelle nostre città, nelle periferie, nei luoghi nascosti e in quelli più intimi, come la famiglia, dove tutto dovrebbe essere pensato e messo in campo per garantire la tutela, la sicurezza, la cura.

Ecco perché abbiamo voluto partecipare alla festa di “compleanno” di Save the children, a una cerimonia resa speciale dalla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ecco perché ho voluto lasciare anch’io a nome di tutte e tutti noi, l’impronta della mano determinata ad aiutare bambine e bambini.  Ecco perché ci uniamo all’auspicio del presidente di Save the Children Italia, Claudio Tesauro che, questa mattina, ha confessato di sperare che tra 100 anni non sia necessario festeggiare l’ONG: “sarebbe il segno che le violazioni dei diritti dell’infanzia, non sono più in atto - ha detto - e che di Save the children non c’è più bisogno”.
Ecco perché ci uniamo anche noi al “grazie” che il Presidente Mattarella ha rivolto all’organizzazione, ai suoi volontari, alle donne e agli uomini che in essa operano. Grazie Save the Children! E buon compleanno!